Panem et algoritmo
Perbacco! #95 - Un video con l'AI, il Colosseo e la fatica, sempre più rara, di fermarsi a ragionare
Quando è uscito non lo avevo visto. Un po’ perché frequento poco i social, un po’ perché la becera propaganda mi ha sempre infastidito. Credo di non essere il solo.
Poi però ho unito una serie di puntini e allora sì, sono andato a vedermi quel video in cui quell’ex generale, tramite l’intelligenza artificiale, ha voluto rappresentarsi come un imperatore romano al Colosseo.
Davanti a lui, nell’arena, Vannacci ha piazzato i leader dell’opposizione e altre persone a lui non gradite, mentre un leone e un gladiatore armato di falce e martello sono pronti ad eliminare i suoi avversari politici.
Il video dura pochi secondi, ma ne bastano meno per capire che non siamo davanti a della satira, e nemmeno a una provocazione argomentata.
La parte che mi interessa non è il video, né la politica in senso stretto. È cosa ci succede mentre lo guardiamo.
Io sono Antonio Di Bacco. Realizzo progetti di innovazione ad alto impatto per aziende e istituzioni. Oggi parliamo di pensiero critico: cosa vuol dire davvero, e perché la scuola resta il posto dove si impara. È l'ultimo numero prima della pausa estiva. A meno di ripensamenti, Perbacco torna a fine agosto. Buone vacanze!
Flood the zone
A In Onda, su La7, Gianrico Carofiglio ha liquidato quel video con una parola: spazzatura. Poi ha aggiunto il pezzo che conta. Roba del genere serve a una cosa sola: occupare lo spazio. Convincere non c'entra.
È la strategia che Steve Bannon aveva riassunto in una frase diventata famosa, “flood the zone with shit”. Inonda la zona.
Il meccanismo è semplice: rovesciare addosso alle persone così tanti stimoli da rendere impossibile fermarsi su qualcosa e valutarlo. Rumore che copre tutto, al posto di un argomento da controbattere.
L'intelligenza artificiale, qui, fa da pompa. Fino a poco fa un video così chiedeva tempo, soldi, qualcuno capace di montarlo. Adesso lo produci in pochi minuti, a costo quasi zero, quante volte vuoi.
Il problema sta nel volume, più che nella singola immagine truccata. Quando arriva tutto insieme e tutto sembra abbastanza plausibile, l'attenzione alza le mani e si arrende.
Pensiero critico digitale
La lettura principale che mi ha portato a scrivere questo pezzo oggi è un articolo uscito qualche giorno fa su The Conversation, firmato da Sara Kells, che insegna alla IE University e si occupa di educazione civica.
Prova a fare chiarezza su cosa significa pensiero critico, come si insegna e come si allena.
La definizione classica la conosciamo: valutare le prove, pesare gli argomenti, riconoscere le assunzioni nascoste, distinguere un’affermazione solida da una debole.
Serve ancora, ma da sola non basta più a reggere l’urto di un mondo dove ogni risposta è a un clic di distanza. Per questo la ricerca ha cominciato a parlare di pensiero critico digitale: negli ambienti online, modellati da algoritmi opachi e da una personalizzazione continua, devi interpretare quello che leggi e, allo stesso tempo, capire come sei arrivato a vederlo.
Davanti a un video come quello di Vannacci ci fermiamo al “è vero o è falso”. La domanda più scomoda dovrebbe essere: perché mi è finito davanti proprio adesso, e chi ha deciso che dovessi vederlo?
I due tempi
Kells scompone il pensiero critico in due tempi.
Prima viene la riflessione, quel micro-momento di sosta in cui metti in dubbio una prova, guardi le tue assunzioni, ammetti che la tua prospettiva ha dei limiti.
Poi viene il giudizio, ed è qui che il pensiero comincia a orientare l’azione. È il momento in cui decidiamo a cosa dare attenzione, quanta fiducia riporre in ciò che sappiamo, quali responsabilità ne derivano. È lì che scegliamo come stare accanto agli altri in situazioni dove non possiamo essere certi al cento per cento di quello che sappiamo.
Il guaio è che gli ambienti digitali lavorano contro il primo tempo. Feed senza fondo, clip da pochi secondi, tutto disegnato per tenerti in movimento. La sosta evapora, e così si salta dritti dal consumo al verdetto.
“Flood the zone” funziona proprio grazie al cortocircuito tra questi due tempi: se non hai il tempo di fermarti, giudichi di pancia, e chi ha inondato la zona ha già incassato il risultato.
L’ingrediente chiave
Affinché il pensiero critico sia efficace c’è bisogno di un ingrediente fondamentale. È l’umiltà intellettuale.
È la capacità di riconoscere i confini di ciò che sai, restare aperto a correggerti, calibrare la fiducia su quello che hai capito davvero. Chi la scambia per modestia o per insicurezza la sta fraintendendo: è la dote che impedisce al giudizio di indurirsi in cieca certezza.
Ed è quello che rende il pensiero critico più di una collezione di abilità cognitive. Diventa parte di un progetto educativo più largo, che prepara i ragazzi a usare il giudizio in modo responsabile verso le altre persone e verso il mondo che hanno in comune.
Con l’AI tutto questo diventa scivoloso. Oggi è facilissimo sfornare un testo che suona informato, ordinato, persuasivo, senza aver fatto niente della fatica che serve a capire l’argomento. La prosa liscia può coprire il vuoto.
Vale in classe come in una sala riunioni: una slide impeccabile o un report sfornato dall'AI possono sembrare pensiero, e non esserlo.
Il rischio vero è più sottile e sta altrove: l’abitudine a scambiare la performance levigata per profondità, negli altri e in noi stessi.
La palestra
Ecco perché il ruolo della scuola diventa fondamentale. L’aula è l’unico posto dove certe dinamiche di confronto si provano a bassa posta in gioco, dove puoi sbagliare senza pagarla cara: un’ipotesi smentita da un esperimento, due letture opposte dello stesso testo da difendere, un’idea da cambiare davanti a una prova migliore.
Prima o poi, come tutti gli adulti, quei ragazzi e ragazze si muoveranno tra affermazioni in competizione e dibattiti pubblici, quasi sempre su piattaforme curate dagli algoritmi e piene di contenuti generati dall'AI. Lì dentro la sicurezza corre più veloce della comprensione.
Se l'allenamento funziona, l'umiltà intellettuale smette di essere un esercizio scolastico e diventa un'abitudine civica, di quelle che mettono radici.
Per chi la scuola l'ha già lasciata da un pezzo restano due strade: rimettersi a studiare e a esercitarla, oppure farsi inondare di immondizia.
Spunti e appunti
Cose che ho letto, visto o ascoltato:
Tecniche per far piovere davvero esistono da decenni, ma il cloud seeding aumenta le precipitazioni solo del 10-15% e dimostrarne l’efficacia è quasi impossibile. Tra riti di San Pietro in Puglia, laboratori della General Electric e teorie del complotto sulle scie chimiche, un bel racconto su quanto poco controlliamo il meteo. - Il Tascabile
Sempre a proposito di AI, è evidente ormai che ci sono cose che le macchine fanno piuttosto male: leggere le persone, regolare le proprie reazioni, decidere sotto pressione. Alcune ricerche stimano che l’intelligenza emotiva pesi oltre il 50% sulla performance, più del QI, e diventa una metrica da valutare come le altre. - Fast Company
I brand "rilevanti culturalmente" valgono in borsa 2,8 volte più degli altri, e conta solo l'attenzione guadagnata, non la pubblicità pagata. Una ricerca che dice dove si sta spostando il valore. - Business Wire
Nolan ha scelto Favignana come Itaca per la sua Odissea, e per qualche settimana d'inverno l'isola svuotata dal turismo mordi-e-fuggi è tornata a essere un luogo dove si lavora e ci si incontra, invece di uno sfondo da fotografare. Il racconto di un abitante, tra tonnara, pistacchio ovunque e una comunità che si ritrova dentro un set. - Rivista Studio
Illuminazione tarta friendly su spiagge e coste del Cilento: come si proteggono le Caretta Caretta dall’inquinamento luminoso - La Nuova Ecologia
Starbucks e la fine della favola della sostenibilità nel caffè - Valori.it
Le nuove linee guida per evitare riprese sessualizzanti nell’atletica femminile - Il Post
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Nella scorsa puntata abbiamo parlato di soluzioni concrete, oltre agli alberi, per fronteggiare le ondate di calore. Se non l’hai ancora letta la trovi qui:
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Articolo molto interessante
Siamo sommersi dal rumore di informazioni che ci assalgono ogni giorno come pioggia su un parabrezza.
E noi non siamo più in grado di discernere cosa è reale e cosa no.
Non abbiamo più il tempo di soffermarci e pensare (o meglio ancora: lo sfruttiamo in maniera improduttiva).
Vogliamo risposte veloci e in tempi brevi.
La scuola dovrebbe insegnare a usare questo tempo in maniera appropriata, per approfondire e cercare diverse fonti per avere una visuale più ampia e permetterci di riflettere.