Due Tori contro il cloud
Perbacco! #92 - Una guerriera Lakota, una nazione indigena e una domanda che riguarda anche la pianura padana: chi decide dove piazzare l'infrastruttura dell'AI?
Si chiama Krystal Two Bulls. Due Tori. Ha lo schermo del laptop aperto sul tavolo, la riunione su Zoom è appena finita, ma ora viene il difficile: una moratoria da far votare.
È marzo 2026 e Krystal è a Wewoka, Oklahoma, con i suoi dati su alcuni fogli ben visibili proprio di fianco al pc. Il consiglio della Seminole Nation sta per decidere se bloccare i nuovi data center di IA generativa sul territorio tribale. Lei ha portato numeri sul consumo d’acqua, ha tradotto i tecnicismi delle proposte commerciali, ha collegato quello che sta succedendo qui con quello che ha già visto altrove.
Si arriva al voto: vince il NO con 24 voti a 0.
Wewoka ha 3.000 abitanti, strade tranquille e un nome che in creek significa “acqua ruggente”. Creek è il nome di un popolo del Sud-Est, deportato come i Seminole nel territorio dell’Oklahoma nell’Ottocento. Difficile immaginare un posto più lontano dalle sale riunioni di Amazon o Microsoft. Eppure quella sera ha deciso qualcosa che quelle sale riunioni non si aspettavano.
Io sono Antonio Di Bacco. Aiuto le aziende a crescere tenendo insieme strategia e sostenibilità. Ho fondato Lymera per sostenere le PMI nella transizione. Oggi parliamo di tecnologia, democrazia e transizione ecologica.
Mito e caserme
Per capire chi è Krystal bisogna tornare indietro e spostarsi a nord, nel Montana.
È di sangue Oglala Lakota e Northern Cheyenne, due nazioni native americane distinte. Nasce nella riserva di Pine Ridge, nel South Dakota, e cresce a Lame Deer, nel territorio della Northern Cheyenne Nation. Se lo cerchi su Google Maps trovi qualche chiesa, una scuola, strade piuttosto desolate e il Charging Horse Casino (Cavallo al galoppo Casino). Giusto per ricordare quanto abbia fatto il gioco d’azzardo da quelle parti.
In casa, il mito è parte della propria genealogia. Dal lato materno la famiglia discende da due grandi capi sioux, Gall (stratega a Little Bighorn) e Man Afraid of His Horse, guerriero così temuto che bastava vedere il suo cavallo per capire che aria tirava. Il padre è un leader comunitario che alza la voce nelle assemblee per difendere acqua e terre; i sette figli crescono vedendo adulti che organizzano proteste contro chi vuole “scavare la nostra madre terra”.
A 18 anni Krystal cerca stabilità e si arruola nell’esercito USA. Resterà nella Army Reserve per otto anni, come sergente addetta a logistica, con un dispiegamento in Kuwait tra il 2009 e il 2010.
Al ritorno deve fare i conti con il trauma della guerra e con un paradosso identitario: aver servito un esercito che per secoli ha combattuto i popoli da cui discende.
Da lì nasce un’idea che ripete spesso: il compito di un guerriero oggi non è portare le armi all’estero, ma proteggere la salute del proprio popolo e della terra su cui vive. Lavora con giovani nativi, crea progetti di leadership, studia servizio sociale all’università, tenendo insieme due identità che raramente immaginiamo nello stesso corpo: soldato e attivista anticoloniale.

Tubi e bavaglio
La svolta arriva a Standing Rock, nel Nord Dakota, nelle proteste contro l’oleodotto Dakota Access. Krystal è lì come organizzatrice e media liaison: campeggi, conferenze stampa, frontiere di polizia.
Nel 2017 la società proprietaria dell’oleodotto le intenta contro una causa da milioni di dollari. La definiscono SLAPP (Strategic Lawsuit Against Public Participation), una causa bavaglio pensata per intimidire chi protesta, usando anche la RICO, la legge federale nata per colpire le organizzazioni mafiose e qui applicata contro degli attivisti. Nel 2019 un giudice federale respinge tutto. La causa si sgonfia, ma il messaggio era già arrivato: le grandi aziende sanno mobilitare risorse legali enormi contro chi si mette di traverso.
Standing Rock le insegna due cose. Le grandi opere, ieri oleodotti e oggi data center, vengono presentate come inevitabili, ma possono essere fermate se i territori si coalizzano. E che la violenza che colpisce le terre indigene oggi è la continuazione, in forma economica e legale, delle guerre di conquista di ieri.
Restituire il controllo
Per chi vive a Wewoka o a Lame Deer, vedere nei data center una forma di estrazione è quasi automatico. Succhiano energia e acqua, trasformano paesaggi e bollette per far girare l'infrastruttura digitale globale.
Nel 2025 almeno 48 progetti, per un valore di circa 156 miliardi di dollari, sono stati bloccati o rallentati da opposizioni locali, con centinaia di gruppi attivi in molti stati americani. I sondaggi Gallup dicono che circa sette americani su dieci si oppongono a un data center AI nella propria area.
Eppure queste comunità vengono spesso tacciate di nimby, “not in my backyard”, come se difendere acqua e paesaggi fosse un capriccio invece che una questione di giustizia territoriale.
Honor the Earth, con Krystal alla guida, porta dati e collega la battaglia Seminole ad altre lotte simili nel Midwest. La parola chiave del suo lavoro è LANDBACK: restituire ai popoli indigeni il controllo della terra e delle infrastrutture che plasmano il futuro.
A livello nazionale il 25 marzo 2026 Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez depositano in Congresso l’AI Data Center Moratorium Act per proporre una pausa sulla costruzione di nuovi data center finché non esistano regole chiare su sicurezza, impatti ambientali e distribuzione dei benefici.
Dalla prateria alla pianura
Mentre in Oklahoma una nazione indigena vota la moratoria, in Lombardia la scelta va nella direzione opposta. La regione ospita quasi la metà dei data center italiani e pochi giorni fa ha approvato la prima legge nazionale sul settore: i nuovi impianti vanno preferibilmente nelle aree industriali dismesse, ma costruire su suolo agricolo o verde resta possibile. Basta pagare un contributo più alto.
Se sia una tutela ambientale o una tariffa d’ingresso per chi può permettersela, la legge non lo dice.
Fontana e il ministro Urso aprono un tavolo congiunto Regione-Governo per coordinare investimenti e autorizzazioni. Le opposizioni in aula hanno sollevato un altro problema: i Comuni, cioè chi abita più vicino a quelle decisioni, restano fuori dalla procedura.
A Wewoka e in Lombardia si vedono due modelli diversi per decidere sulla stessa infrastruttura. Chi decide se un pezzo di pianura padana deve diventare il motore elettrico dell’intelligenza artificiale globale?
Spunti e appunti
Cose che ho letto, visto o ascoltato:
A Shibuya, uno dei quartieri più affollati di Tokyo, gettare rifiuti per terra ora costa una multa immediata 12,5 dollari. Sarà un deterrente efficace per tenere più pulito uno dei quartieri che soffre più di sovraffollamento turistico? - New York Times
Muoiono più europei a causa del caldo estivo che americani a causa delle armi da fuoco? Risposta breve: sì. Risposta sensata: non è un gioco a chi fa peggio. - Hannah Ritchie nella sua newsletter Sustainability by the numbers
La nuova campagna della birra Ichnusa in Sardegna che rilancia “Se deve finire così, non beveteci nemmeno”. Un’iniziativa nata per contrastare l’abbandono delle bottiglie di vetro nell’ambiente, quest’anno arricchita da murales, arte urbana e attivazioni sul territorio. - La Gazzetta del Pubblicitario
Sei milioni di italiani vivono in un sito contaminato da bonificare. Un viaggio nella promessa tradita della chimica, partendo da Primo Levi - Il Tascabile
Settimana lavorativa di 24 ore, salario minimo a 1.560 euro e sei bisogni fondamentali gratuiti: a Roma e Firenze si radunano i gratuitisti, allievi di Mark Fisher - Rivista Studio
Da un mollusco marino è nata una classe di farmaci antitumorali oggi in sperimentazione sull'uomo. Gli oceani come farmacia blu - La Nuova Ecologia
Sara e Sarah, due gemelle beduine della Cisgiordania fotografate a più riprese nel corso di 14 anni, tra il 2009 e il 2023. È il progetto fotografico di Monica Biancardi che documenta non solo la trasformazione fisica delle due gemelle, ma anche le metamorfosi più profonde legate all’identità, ai ruoli sociali e alla progressiva riduzione di libertà e prospettive. - Il capitale che cresce su Internazionale
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Nella scorsa puntata abbiamo parlato della transizione verso il solare e della filiera che produce i pannelli solari con alcuni dati e storie non molto conosciute. Se non l’hai ancora letta la trovi qui:
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