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Avatar di Giuseppe A. D'Angelo

Avevo letto "Lupetto Littorio" ed ero sobbalzato 😅

Comunque quello che hai suscitato è un tema complesso. Senza i dati non posso farmi un'opinione, ma l'istinto mi dice che si tratta di allarmismo tipico di quest'epoca pronta alla polemica (che poi è un'epoca sempre esistita, ma vabbè).

Ricordo benissimo quando al liceo ci portarono in visita a una caserma e ci fecero maneggiare armi (ovviamente non cariche). Ma per me era una gita come tante altre, inserita tra un caseificio e una centrale elettrica. Aveva lo stesso valore educativo.

E vogliamo parlare dello stile mimetico? Oggi erano gli zaini, ieri erano camice e giacche. Ma non credo che si siano tutti arruolati ispirati dalla moda.

E ricordiamoci che i ragazzi di oggi vivono l'enorme privilegio di non dover effettuare il servizio militare obbligatorio, per cui mi sembra un po' tirato parlare di una sorta di complotto nell'instillare il germe della guerra nei bambini. Soprattutto perché con questo ragionamento dovremmo pensare che i nostri genitori che ci sono passati siano diventati tutti guerrafondai.

Credo invece che proprio in mancanza di un contatto con questa realtà sia più che giusto educare i giovani a comprendere il lavoro di chi ha scelto di servirci e proteggerci. Che siano dei carabinieri a venire a parlare di educazione antibullista non lo vedo un problema, perché potrebbe passare anche il messaggio che le forze dell'ordine siano quelle che sono dalla nostra parte, e non quelle che manganellano gli studenti in piazza.

Riguardo la partecipazione e le spese militari: tema complessissimo. Anche io, da pacifista, vorrei vivere in un mondo ideale dove non dobbiamo buttare soldi in armi e addestramento. Ma è una visione ingenua del mondo, e i tempi recenti lo conclamano: se qualcuno si svegliasse e ci invadesse, saremmo in grado di difenderci? È il destino dell'umanità sin dall'alba dei tempi, non abbiamo ancora raggiunto l'illuminazione tipica dei romanzi di fantascienza, se mai ci riusciremo, e ne dubito: saremo sempre costretti a vivere in un equilibrio precario per cui da un lato ci poniamo regole, dall'altra compriamo sempre la mazza più grande perché temiamo che il vicino quelle regole possa infrangerle.

Io stesso che ho goduto del privilegio di saltare il servizio militare per il rotto della cuffia feci i salti di gioia, perché ero un mammone. Ma con una mentalità più matura penso che mi avrebbe fatto bene, avrei acquisito valori e una forma mentis che mi avrebbero potuto aiutare nella vita. Non perché voglia vivere la vita con un'impostazione militare sia chiaro: ma per avere una diversa prospettiva. Ripeto, non è che tutti quelli che hanno fatto la leva si siano poi arruolati.

È un discorso ampio e pieno di sfumature, ma per tornare ai bambini: credo che spesso si sottovalutino, come se fossero facilmente manipolabili come un cane pavloviano. Ma i bambini mostrano fin da subito interessi e repulsioni, e se qualcuno intraprenderà la carriera militare, non sarà certo per lo zaino della folgore. Sarebbe come dire facciamogli indossare tutti i giorni un camice bianco e ci diventeranno tutti medici: non funziona così.

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