In questa torrida estate, già da diverse settimane, ho notato che nei parchi giochi per bambini o nelle piscine - chiassose oasi cittadine di ombra e acqua fresca - imperversano armi ad acqua di varie forme e potenza.
È vero che anche un getto d’acqua si può interpretare come servizio pubblico quando fuori si superano i 35 gradi, ma fermiamoci un secondo sull’oggetto che hanno in mano.
Una volta era la pistola a tappo o, al massimo, la canna del giardino puntata sul fratello o il gavettone a tradimento che però più facilmente non arrivava al bersaglio. Adesso è un fucile d’assalto in miniatura, mitra con il caricatore a serbatoio da oltre 1 litro, repliche sempre più fedeli all’originale.
L’acqua è la stessa di trent’anni fa, mentre la forma ha seguito regole di marketing ben note. E, in mezzo agli schizzi, è sempre più difficile farci caso.
Io sono Antonio Di Bacco. Aiuto le aziende a crescere tenendo insieme strategia e sostenibilità. Ho fondato Lymera per sostenere le PMI nella transizione. Oggi parliamo di come ci si abitua a una cosa, fino a non vederla più.
Sempre in missione
Passando dal parco giochi ai banchi di scuola, alcune aziende come Giochi Preziosi hanno pensato bene di vendere zainetti “Esercito”, “Folgore” o “Alpini” con uno slogan che è già tutto un programma: “Per sentirsi sempre in missione”. Lo racconta bene Rita Cantalino su Il Tascabile, in un pezzo da cui prendo parecchio oggi.
C’è perfino una mascotte, il Lupetto Vittorio, un allievo modello il cui sogno dichiarato è diventare soldato. O almeno c’era perché dal sito dell’esercito, sembra scomparsa. Tra un battito di ciglia e l’altro, ho chiesto pure alla guida virtuale Atena, ma nessuna traccia di Lupetto.
L’industria del giocattolo ha sempre venduto immaginari. I soldatini di piombo li avevamo tutti. La differenza è dove vive l’oggetto. Il soldatino stava nella scatola, lo tiravi fuori il pomeriggio e poi lo richiudevi. Lo zainetto va a scuola ogni mattina per cinque anni.
L’immaginario ha cambiato indirizzo: dallo scaffale del gioco allo zaino sulle spalle, otto ore al giorno.

Mitra in cattedra
E a scuola, una volta arrivati, si possono anche fare lezioni o esercitazioni a tema. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università raccoglie i casi da un paio d’anni.
I marines della base di Sigonella che fanno conversazione in inglese e giardinaggio negli istituti del catanese. A Trivento, in Molise, gli studenti che provano scudi e manganelli dei Carabinieri. A Palermo, una simulazione di arresto con cane e colpi a salve dentro una scuola dell’infanzia, con i bambini terrorizzati.
Secondo il report della Difesa, nel solo anno scolastico 2023/2024 i Carabinieri hanno incontrato oltre 650.000 studenti per parlare di legalità, cyberbullismo, violenza di genere, persino l’ambiente. Temi civili che potrebbero passare da mille figure diverse, e che invece arrivano in classe con la divisa addosso. Poi magari sono anche figure preparate. O almeno mi aspetterei così almeno sulla legalità.
La presidente dell’Osservatorio, Roberta Leoni, segnala che diverse circolari hanno smesso di parlare di “orientamento” e scrivono apertamente “reclutamento”.
Già per strada
Fuori dalla scuola, il paesaggio è coerente. L’operazione Strade sicure è nata nel 2008 come misura d’emergenza e temporanea. Diciotto anni dopo è ancora qui: circa 7.000 militari, oltre 210 milioni l’anno. Più che un’emergenza, un fatto strutturale.
D’altronde le pressioni dai (capricciosi) alleati d’oltreoceano si fanno sentire anche sui budget e le spese militari crescono. Lo richiede la NATO, lo dimostra il piano ReArm Europe con 800 miliardi entro il 2030. Ponti e ferrovie civili da rinforzare per far passare i carri armati.
Rimane il dubbio su quanto gli italiani appoggino certe scelte, ma alcuni sondaggi rivelano un Paese spaccato a metà sull’aumento delle spese.
Persino Vannacci, che pure intercetta quel mondo ed è in ascesa secondo altri sondaggi, cavalca un patriottismo che diffida delle guerre lontane e dice “prima gli italiani”.
L’immaginario si militarizza anche dove il consenso esplicito alle armi non c’è. Lo zainetto e il fucile ad acqua arrivano prima, e lavorano sotto, a prescindere da come la pensiamo quando ci fanno la domanda diretta.
La normalizzazione
Il punto certo non è strappare il giocattolo di mano a un bambino, e nemmeno prendersela con chi la divisa la porta per mestiere. Zainetti della Folgore, fucili ad acqua sempre più verosimili o qualche slogan pubblicitario, presi da soli non sono la guerra.
Insieme però abituano l’occhio. E le guerre, prima di combatterle, si costruiscono nell’immaginario.
Ci sono però anche segnali avversi. In alcune scuole docenti e genitori chiedono l’esonero dalle attività con i militari. In un liceo di Palermo è comparso uno striscione: “Disertare la guerra è l’unico modo per vincerla”. A marzo 2026 è stata depositata una proposta di legge per una difesa civile, non armata e non violenta, ora in raccolta firme. Tornare a vedere quello che avevamo smesso di notare.
La domanda, allora, è quanto di quel paesaggio abbiamo già smesso di vedere, assuefatti di fronte a refrigeranti schizzi d’acqua. E quanto, invece, possiamo ancora scegliere di guardare.
Spunti e appunti
Cose che ho letto, visto o ascoltato:
Per restare in tema militare, l’account Instagram dell’Arma dei Carabinieri si è fatto già notare in passato per uno stile di comunicazione che richiama anche videogame e le serie poliziesche americane. Qui un esempio recente.
Due governi e due industrie nazionali della moda, quelle di Francia e Italia, si muovono insieme su tracciabilità e diritti del lavoro. La spinta arriva dalla competizione tra modelli industriali, quello europeo contro quello del fast fashion asiatico, non da un trattato. - Ansa
L'ex CTO di Meta raccoglie 250 milioni per finanziare chi "ricostruisce l'economia fisica": energia, rete, minerali critici. Il climate tech non sembra così fuori moda. - TechCrunch
Un’idea per le vacanze? Andare in Cina per vedere il futuro - Il Post
Quanto la politica può ostacolare la creazione di nuove aree protette? Una sentenza del TAR dell’Abruzzo accelera finalmente la creazione del Parco nazionale sulla (mia amata) Costa dei Trabocchi. - La Nuova Ecologia
A Londra hanno dovuto cancellare un evento sul caldo estremo a causa del caldo estremo - RivistaStudio
L’intervista ai fratelli Amodei, a capo di Anthropic e di Claude, dove si parla di etica, leadership e organizzazione del lavoro, futuro del lavoro, mercati, ruolo dell’AI nelle operazioni militari e molto altro. - Bloomberg su Youtube
Chiudo con una segnalazione. Martedì 30 giugno alle 16.00 io e Riccardo Villani terremo il primo webinar live di Lymera: La tempesta perfetta del packaging. Parleremo di packaging sostenibile e di come orientarsi tra le nuove normative su questo tema. È gratuito e ci si registra qui.
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Nella scorsa puntata abbiamo parlato di una guerriera Lakota, di una nazione indigena e di chi debba decidere dove piazzare l’infrastruttura dell’AI. Se non l’hai ancora letta la trovi qui:
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Avevo letto "Lupetto Littorio" ed ero sobbalzato 😅
Comunque quello che hai suscitato è un tema complesso. Senza i dati non posso farmi un'opinione, ma l'istinto mi dice che si tratta di allarmismo tipico di quest'epoca pronta alla polemica (che poi è un'epoca sempre esistita, ma vabbè).
Ricordo benissimo quando al liceo ci portarono in visita a una caserma e ci fecero maneggiare armi (ovviamente non cariche). Ma per me era una gita come tante altre, inserita tra un caseificio e una centrale elettrica. Aveva lo stesso valore educativo.
E vogliamo parlare dello stile mimetico? Oggi erano gli zaini, ieri erano camice e giacche. Ma non credo che si siano tutti arruolati ispirati dalla moda.
E ricordiamoci che i ragazzi di oggi vivono l'enorme privilegio di non dover effettuare il servizio militare obbligatorio, per cui mi sembra un po' tirato parlare di una sorta di complotto nell'instillare il germe della guerra nei bambini. Soprattutto perché con questo ragionamento dovremmo pensare che i nostri genitori che ci sono passati siano diventati tutti guerrafondai.
Credo invece che proprio in mancanza di un contatto con questa realtà sia più che giusto educare i giovani a comprendere il lavoro di chi ha scelto di servirci e proteggerci. Che siano dei carabinieri a venire a parlare di educazione antibullista non lo vedo un problema, perché potrebbe passare anche il messaggio che le forze dell'ordine siano quelle che sono dalla nostra parte, e non quelle che manganellano gli studenti in piazza.
Riguardo la partecipazione e le spese militari: tema complessissimo. Anche io, da pacifista, vorrei vivere in un mondo ideale dove non dobbiamo buttare soldi in armi e addestramento. Ma è una visione ingenua del mondo, e i tempi recenti lo conclamano: se qualcuno si svegliasse e ci invadesse, saremmo in grado di difenderci? È il destino dell'umanità sin dall'alba dei tempi, non abbiamo ancora raggiunto l'illuminazione tipica dei romanzi di fantascienza, se mai ci riusciremo, e ne dubito: saremo sempre costretti a vivere in un equilibrio precario per cui da un lato ci poniamo regole, dall'altra compriamo sempre la mazza più grande perché temiamo che il vicino quelle regole possa infrangerle.
Io stesso che ho goduto del privilegio di saltare il servizio militare per il rotto della cuffia feci i salti di gioia, perché ero un mammone. Ma con una mentalità più matura penso che mi avrebbe fatto bene, avrei acquisito valori e una forma mentis che mi avrebbero potuto aiutare nella vita. Non perché voglia vivere la vita con un'impostazione militare sia chiaro: ma per avere una diversa prospettiva. Ripeto, non è che tutti quelli che hanno fatto la leva si siano poi arruolati.
È un discorso ampio e pieno di sfumature, ma per tornare ai bambini: credo che spesso si sottovalutino, come se fossero facilmente manipolabili come un cane pavloviano. Ma i bambini mostrano fin da subito interessi e repulsioni, e se qualcuno intraprenderà la carriera militare, non sarà certo per lo zaino della folgore. Sarebbe come dire facciamogli indossare tutti i giorni un camice bianco e ci diventeranno tutti medici: non funziona così.