Nei giorni scorsi, qualcuno a Roma stava cercando una sala.
Non una sala qualsiasi. Una sala riservata, discreta, capace di ospitare qualche centinaio di persone senza fare troppo rumore. La prima scelta è saltata. La seconda anche. Due università cattoliche contattate per ospitare l’evento hanno smentito pubblicamente qualsiasi coinvolgimento. Le location continuano a cambiare, comunicate agli iscritti all’ultimo momento. Niente telefoni, niente registrazioni, niente fotografie.
L’uomo che cercava quella stanza si chiama Peter Thiel. Ha 58 anni, è uno dei miliardari più influenti della Silicon Valley, co-fondatore di PayPal e di Palantir - l’azienda che gestisce i sistemi di targeting e sorveglianza dell’esercito americano, di Israele e di molti altri paesi clienti. È venuto a Roma per tenere quattro conferenze a porte chiuse sull’Anticristo biblico.
Papa Leone XIV, americano di Chicago, che Thiel ha definito pubblicamente un “woke American pope“ per le sue posizioni su migranti, disuguaglianze e intelligenza artificiale, non lo ha ricevuto in Vaticano.
Questa scena - un uomo che controlla mezza infrastruttura militare occidentale che non riesce a trovare una stanza nel cuore del cattolicesimo mondiale per parlare di Armageddon - contiene qualcosa di più di una semplice curiosità. Proviamo a capire perché.
Io sono Antonio Di Bacco, fondatore di Lymera, e questa è una nuova puntata di Perbacco! - la newsletter che prova a rendere lo sguardo un po’ più nitido su sostenibilità, marketing, impresa e cultura come chiavi per leggere il presente.
Ora cominciamo.
Chi è Peter Thiel, davvero
Miliardario, imprenditore, politico, filosofo. Capire Thiel richiede di tenere tutti questi piani insieme, perché è proprio l’intreccio a renderlo interessante e potente.1
Allievo a Stanford del filosofo francese René Girard, teorico del desiderio mimetico - l’idea che gli esseri umani desiderino ciò che vedono desiderare dagli altri - fu lui a trasmettere questa intuizione a Zuckerberg. Da quella conversazione nacque, tra le altre cose, il meccanismo del “like”: uno strumento progettato per misurare e amplificare il desiderio per imitazione. Nel 2004 mette 500.000 dollari nel progetto di quel ragazzo ad Harvard, si prende il 10,2% di Facebook a una valutazione di 4,9 milioni. Ritorno stimato: 2.000 volte l’investimento.
Un capitolo a parte, e ben più oscuro, è Palantir, fondata nel 2003 insieme ad Alex Karp - azienda oggi presente nei sistemi operativi delle forze armate americane, nella gestione delle deportazioni dell’ICE, nella mappatura degli obiettivi a Gaza, nella decapitazione del vertice degli ayatollah a Teheran.
In politica, nel 2016 rompe il fronte compatto della Silicon Valley democratica e sale sul palco della convention repubblicana con Trump. Nel 2022 finanzia la campagna senatoriale di JD Vance con 15 milioni di dollari - la singola donazione più alta nella storia delle elezioni senatoriali americane. Oggi i suoi uomini occupano posizioni chiave nell’amministrazione: Michael Kratsios alla Casa Bianca per scienza e tecnologia, Jacob Helberg al Dipartimento di Stato, Shyam Sankar consulente al Pentagono.
Poi c’è la filosofia - o meglio, l’ossessione. Da decenni tiene conferenze private sull’Anticristo, sempre a porte chiuse, sempre con registrazioni vietate. La sua tesi: l’Occidente è in declino tecno-scientifico dal 1970, e l’Anticristo - figura retorica ma potente - è chiunque voglia rallentare il progresso mettendo regole alla tecnologia. Greta Thunberg, le agenzie ONU, i regolatori europei. Chiunque freni.
Palantir, Anduril, Erebor: quando il fandom diventa arsenale
Il dettaglio che colpisce di più, e che dice forse più di qualsiasi analisi politica, è la scelta dei nomi.
Palantir sono le pietre veggenti del Signore degli Anelli - capaci di vedere eventi remoti, ma destinate a corrompere chi le usa male. Anduril è la spada di Aragorn - armi autonome, droni, sistemi che dichiarano di operare a “livello 5 di autonomia”: lanciano, identificano il bersaglio, colpiscono e tornano senza intervento umano. Erebor è la montagna dei nani - una banca per i veterani militari, che ha ottenuto una licenza bancaria federale quando negli Stati Uniti quasi nessuno ci riusciva da anni. Poi ci sono i fondi di investimento: Valar Ventures, Mithril Capital, Rivendell, Narya Capital.
Un intero immaginario letterario trasformato in infrastruttura militare e finanziaria da decine di miliardi di dollari. La scelta è tutt’altro che decorativa.
Dietro i nomi c’è una visione del mondo coerente: la difesa del territorio circondato dal nemico, il valore della tradizione contro la corruzione del presente, il coraggio come virtù suprema contro l’inerzia delle democrazie.
Tolkien come manifesto politico, per quanto l’autore probabilmente non avrebbe gradito l’appropriazione.
Addio porte girevoli
Nel luglio 2025, in modo quasi silenzioso, l’esercito americano firma un contratto da 10 miliardi di dollari con Palantir, uno dei più grandi nella storia del Dipartimento della Difesa. Non è un appalto tra tanti: consolida 75 accordi separati in un unico pacchetto. Come scrive Francesca Bria su Le Monde diplomatique, l’esercito non stava comprando software. Stava cedendo sovranità operativa a una piattaforma senza la quale non riesce più a funzionare.
Quello che Bria chiama l’Authoritarian Stack - traducibile come lo “strato autoritario”, o meglio: l’infrastruttura del controllo - è un sistema a livelli sovrapposti che va dalle piattaforme cloud ai modelli di intelligenza artificiale, dalle reti di droni ai sistemi satellitari.
Stack, in informatica, indica una pila di componenti che lavorano insieme: ogni strato dipende da quello sotto, ogni strato alimenta quello sopra. Qui la logica è la stessa, applicata al potere: ideologia → venture capital → cattura dello Stato → commesse → infrastruttura → ritorno all’ideologia. Un loop chiuso, autoalimentato, spiegato molto bene proprio da Bria su authoritarian-stack.info.
La “porta girevole” tra industria e governo - quella che conoscevamo - non gira più. Si è saldata. Nel giugno 2025, quattro executive tech vengono arruolati con il grado di tenente colonnello nell’esercito americano: Shyam Sankar da Palantir, Andrew Bosworth da Meta, Kevin Weil e Bob McGrew da OpenAI. Gregory Barbaccia, dopo dieci anni a Palantir, diventa Chief Information Officer federale. Michael Obadal, executive di Anduril, viene nominato Sottosegretario all’Esercito mentre detiene ancora fino a un milione di dollari in azioni della stessa azienda.
La linea tra contractor e comandante è stata cancellata. Chi decide e chi produce sono di fatto la stessa persona, dentro un sistema di relazioni fittissime.
Il prezzo del silenzio
In Italia il governo ha trattato un accordo miliardario con Starlink, il servizio satellitare di Elon Musk - altro nome centrale in questa galassia - per le comunicazioni militari cifrate. Arenato sotto pressione parlamentare, ma la dipendenza che ha rivelato rimane.
In Germania e nel Regno Unito, esercito e sanità pubblica hanno già integrato sistemi Anduril e Palantir. Contratti firmati, dipendenze create, possibilità di uscirne sempre più ridotte e niente e nessuno che sia finito in prima pagina. Zero dibattito.
C’è una frase di Alex Karp, CEO di Palantir, che torna in mente quando si leggono queste notizie. Quando in Europa incontra contestatori, risponde: “Invece di criticarci dovreste ringraziarci: se solo sapeste quanti attentati la nostra tecnologia ha bloccato nel vostro continente.”
Forse è vero. Ma la domanda che potrebbe sorgere è un’altra: a che condizioni, con quale controllo democratico, con quale possibilità di uscirne una volta entrati?
Anche nel nostro quotidiano, personale e lavorativo, usiamo prodotti di aziende che in questi stessi mesi hanno dovuto scegliere.
Lo ha dimostrato il feroce litigio con tanto di contratti cancellati tra Dipartimento della Guerra U.S.A. e Anthropic, in cui si è inserita al volo OpenAI accettando condizioni più ampie. Ne è seguito una sorta di boicottaggio e un crollo di utenti per OpenAI.
La storia è ancora in corso, ma quello che è già chiaro è che affidarsi a una piattaforma tecnologica non è mai solo una scelta tecnica. È una scelta su chi controlla quell’infrastruttura e con quale visione del mondo l’ha costruita. Se in quella visione l’ambiente è un ostacolo e la società una variabile da ottimizzare, il problema non è solo politico, tecnologico, economico, ma ha impatti reali a tutti i livelli.
Di che storie abbiamo bisogno
Thiel ha capito qualcosa che i suoi critici faticano ancora ad ammettere: il potere si costruisce prima sul piano dell’immaginario che su quello economico. Ha scelto Tolkien - un mondo di confini da difendere, nemici da respingere, tradizioni da preservare. Ha dato nomi a quella visione, l’ha finanziata, l’ha trasformata in infrastruttura.
La domanda che questo numero lascia aperta non è come fermarlo. È se esista - o possa esistere - un immaginario altrettanto coerente e altrettanto potente, costruito su basi diverse. Uno in cui ambiente, società ed economia non siano variabili da ottimizzare o ostacoli da rimuovere, ma fondamenta.
Le storie che raccontiamo, le parole che usiamo, gli strumenti a cui ci affidiamo: tutto questo non è mai neutro. È già, sempre, una scelta su che mondo vogliamo abitare.
Tu ce l'hai, un immaginario alternativo? Un libro, un autore, una storia - reale o di fantasia - che ti sembra all'altezza di quello che Thiel ha costruito con Tolkien? Scrivimelo nei commenti o rispondendo a questa email. Mi interessa davvero la tua risposta.

Perbacco! live
Da un po’ ci penso: e se ci trovassimo online per un’ora?
Un evento live - breve, denso, senza fronzoli - dove i temi che esploriamo in questa newsletter diventano una conversazione vera: un confronto aperto sui temi del momento, e uno spazio per conoscersi tra chi legge le stesse cose e lavora su problemi simili.
L’idea di base c’è, il formato esatto va definito, perciò vorrei capire prima cosa vi interessa davvero.
Se ti va, puoi preiscriverti qui sotto. Nessun impegno particolare, solo un segnale. Se raggiungiamo una soglia minima di interesse, si fa. Nel form puoi esprimere le tue preferenze su temi, formato e orari più graditi. Serve meno di un minuto.

Spunti e appunti
Cose che ho letto, visto o ascoltato:
Sempre su Peter Thiel, l’approfondimento di Cecilia Strada in una delle ultime puntate del podcast Stories, con altri aneddoti sul personaggio in questione - Su Spotify e altre piattaforme
Chi è davvero Dario Amodei? L’uomo che ha sfidato OpenAI di Sam Altman e le imposizioni di Trump. Un ritratto scritto da Riccardo Bassetto su una delle ultime puntate di Technicismi
Nel 2036, l’80% dei lavori è stato sostituito dall’AI. La soluzione? Far pedalare gli umani per alimentare i server. Energym: distopia o satira? - aicandy.be su Instagram
Un prototipo da 5.000 dollari per trasformare il suolo lunare in mattoni strutturali. L'obiettivo finale: il primo hotel sulla Luna. È GRU Space - The Moon Factory, appena entrata tra le startup di Y Combinator.
Il cervello umano percepisce i pericoli improvvisi, non quelli lenti. Ecco perché il clima non ci entra in testa - in questa puntata di A Fuoco, di Matteo Motterlini
"L'Italia è un petrostato senza petrolio." Da una frase di Ferdinando Cotugno, qualche mia riflessione su energia, società e il peso che paghiamo tutti - su LinkedIn
Farfalle che attraversano l'Atlantico orientandosi con il vento, falene che migrano di notte leggendo la Via Lattea: quello che sappiamo sulle migrazioni degli insetti - e quel che stiamo perdendo - The Guardian
Il video di “The Book of Love” di Olivia Rodrigo, girato tra Gaza, Sudan, Ucraina e Yemen e parte dell’album realizzato per la raccolta fondi di War Child UK, ci ricorda che i bambini sono creature speciali, pur in mezzo alla distruzione - su YouTube (grazie a Sarò Brevi per la segnalazione)
Bonus track: a proposito di guru e predicatori, può valer la pena tornare ad un meraviglioso duo: Corrado Guzzanti e Marina Massironi in Snack e Gnola.

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La scorsa puntata è stata dedicata alla cura e alla cultura giapponese negli aeroporti. Se non l’hai ancora letta la trovi qui:
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Su Peter Thiel ha scritto anche il Corriere della Sera.




Gli Stati lasceranno posto alle aziende, questo è un periodo di passaggio.